“Nonostante gli sforzi per combattere la violenza di genere, i femminicidi continuano a segnare tragicamente il nostro presente, dimostrando che la strada verso la parità e la sicurezza per le donne è ancora lunga. Di fronte a questa escalation di violenza, l’Unione Europea non può voltarsi dall’altra parte: le istituzioni devono rispondere con azioni concrete e tempestive. Per questo, ho sottoposto un’interrogazione scritta alla Commissione europea per chiedere quanti fondi saranno destinati alla prevenzione della violenza di genere nell’ambito della nuova Roadmap per l’Uguaglianza di Genere e se siano previsti ulteriori stanziamenti”. Lo afferma Giusi Princi, eurodeputata FI-PPE e membro della Commissione FEMM del Parlamento Europeo. L’interrogazione è sostenuta da tutti i deputati della delegazione italiana del PPE.
“Alla Commissione – prosegue – chiedo anche quali investimenti siano previsti, nell’ambito di InvestAI, il programma recentemente lanciato da Ursula Von der Leyen con 200 miliardi di fondi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale Made in Europe, per sviluppare sistemi di videosorveglianza intelligenti basati sull’Intelligenza Artificiale, che permettano di segnalare tempestivamente episodi di violenza alle forze dell’ordine nel rispetto della privacy, attivandosi solo in situazioni di emergenza. Sappiamo – aggiunge – che nel caso di femminicidi avvenuti in strada, le registrazioni delle telecamere di sicurezza hanno spesso fornito elementi chiave per individuare i colpevoli. Ma questo non basta: dobbiamo passare dalla mera ricostruzione dei fatti alla prevenzione attiva, investendo in tecnologie in grado di allertare le autorità prima che sia troppo tardi”.
“Ilaria Sula e Sara Campanella, due giovani studentesse di 22 anni – continua Giusi Princi -, sono state brutalmente assassinate nel giro di poche ore, a Roma e a Messina. Due vite spezzate in modo tragicamente simile: entrambe vittime di un’ossessione sfociata in violenza, entrambe uccise con un’arma da taglio, entrambe cadute sotto i colpi di chi credeva di poter disporre delle loro vite. Non è più tempo di rimpalli di responsabilità o di giochi di competenze tra Stati membri e istituzioni europee: la violenza di genere è un’emergenza trasversale che impone risposte urgenti e concrete a tutti i livelli. Questa battaglia non può più essere combattuta con le sole parole. Servono azioni, investimenti e strumenti concreti. La speranza è che in futuro, anche grazie ad un utilizzo proattivo dell’intelligenza artificiale, si possa gioire di tragedie sventate, anziché denunciare l’ennesimo caso di femminicidio. L’Europa, in tal senso – conclude -, deve essere in prima linea”.