“Si tratta di un gesto criminale che fa irruzione – ancora una volta – in una comunità tacitamente assuefatta, anche perché culturalmente narcotizzata, stordita dal naufragio della politica e dispersa nell’inconcludenza di un certo associazionismo”.
Sebbene non sia dato sapere in quale contesto si collochi, tantomeno quali possano essere i relativi e pensabili sviluppi, la gambizzazione verificatasi appena ieri sera – perpetrata ai danni di un giovane trentunenne – non può non suscitare un profondo sentimento d’inquietudine, immediatamente seguito dalla più ferma e indignata condanna. Si tratta di un gesto criminale che fa irruzione – ancora una volta – in una comunità tacitamente assuefatta, anche perché culturalmente narcotizzata, stordita dal naufragio della politica e dispersa nell’inconcludenza di un certo associazionismo. Il tutto si lascia riassuntivamente cogliere nella strutturale difficoltà che la città di Taurianova ha – ancora oggi – a elaborare e produrre un’idea condivisa di sé. All’interno del collettivo sociale, d’altra parte, determinati orientamenti sembrano equivalere a uno spostamento dell’attenzione, dove la reale drammaticità delle tensioni e contraddizioni è ingoiata da un rumoreggiante pressapochismo, impregnato dall’euforia degli immutabili e persistenti rimandi folcloristici, che a loro volta incoraggiano un movimento che oscilla tra rimozioni private ed esaltazioni collettive. A influire, in questo processo di frammentazione, sono anche talune figure di riferimento, per meglio dire quanti sono convinti di emergere a motivo della propria autorevolezza e della propria responsabilità. In realtà, molte di esse si sono rivelate distaccate dal clima della vita popolare, a partire dalle forme delle loro oppressioni. A Taurianova, in ogni caso, quando si consumano episodi delinquenziali, in modo particolare quelli riconducibili a un’eventuale natura ndranghetista, basterebbe consegnare la memoria al passato, per rendersi conto che è poco saggio sottovalutare, o – peggio ancora – rimuovere. Ma, evidentemente, questa è un’altra storia.
Mimmo Petullà