di Caterina Sorbara
Si è svolto ieri sera a Gioia Tauro nell’antica Sala Fallara, un interessante convegno dal tema: “Nei giorni del flagello”, dove sono stati approfonditi i temi storici inerenti il terremoto del 1783.
L’evento è stato fortemente voluto e organizzato dall’associazione Cesar, presieduta da Leandra Maffei.
Ha moderato i lavori l’archeologo Fabrizio Stumpo che, nel suo intervento iniziale ,ha precisato che l’Associazione vuole “fare cultura,ricordando”.
Subito dopo il vice presidente,Saverio Modafferi, ha detto che l’Associazione ha organizzato l’evento con lo scopo di ricordare la sofferenza e il dolore che la Calabria ha subito durante il terremoto del 1783, non ultimi i sopravvissuti che hanno avuto il compito di ricostruire le proprie vite e le città.
A seguire il prof. Rocco Tassone, ha precisato che, nell’immane tragedia persero la vita 32 mila persone e forse molte di più, di tutti i ceti sociali.
Tassone ha ricordato che, persino, molte opere d’arte e beni di immenso valore, a causa della tragedia, furono trasferiti a Napoli per sempre.
Nel concludere il suo intervento, ha citato un verso della poesia di Pasquale Creazzo:”Cu si la scorda cchiù chida nottata…”
Interessanti ed esaustivi sono stati i temi trattati dai relatori.
Il prof.Alessandro Guerricchio del dipartimento di difesa del suolo dell’Università della Calabria, ha trattato il tema: “La crisi geo morfogenetica indotta in Calabria dal terremoto del 1783”.
Nella sua lunga disamina, con l’ausilio di slide, il prof. Guerricchio, si è soffermato sul fenomeno di liquefazione delle sabbie .
Lo storico Antonio Violi, ha trattato il tema :”Il grande flagello nel territorio di Mesogaia e la Piana di Gioia Tauro”.
Un excursus storico, tratto dalle cronache del tempo., dove gli esperti inviati da Ferdinando IV, descrissero tutti i danni provocati nel territorio.
Mesogaia , vuol dire “terra di mezzo”, nome usato da Strabone per definire quel territorio interno che si trova sopra Locri e Reggio Calabria
Danni paragonati a Pompei ed Ercolano.
La dott.ssa Francesca Valensise, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha parlato di:”La ricostruzione tardo-settecentesca attraverso i catasti post unitari”, spiegando con l’ausilio di slide , come le città distrutte sono state ricostruite.
Infine il marchese Pierluigi Taccone, ha trattato il tema:”La rinascita agricola del post terremoto”.
Taccone ha ricordato la principessa Grimaldi, vittima del terremoto e ha parlato del Marchese Grimaldi di Seminara, che trasformò la produzione olearia con sistemi moderni.
Un tempo c’erano le coltivazioni di gelso e canapa, la coltura degli olivi si rivelò vincente.
Per un secolo e mezzo la Piana di Gioia Tauro fu la prima per la produzione di olio d’oliva che, veniva venduto all’estero ,soprattutto in Russia, dove veniva usato per le lampade(olio lampante).
Dal porto di Gioia Tauro, partivano 300-400 mila quintali di olio all’anno.
Nell’ottocento all’olivo si aggiunse l’agrume.
Furono costruite delle vere e proprie corti, con l’alloggio dei proprietari, dei contadini, l’asilo, il barbiere, la scuola.
Gli agrumi erano molto richiesti in Germania.
La fine dell’agricoltura è arrivata negli anni 60 , quando si sono aperte le importazioni dall’estero e, anche perché gli aiuti non sono né distribuiti bene né ben gestiti.
Una serata davvero interessante, una felice intuizione dell’Associazione Cesar che ha saputo coniugare bene la cultura e il ricordo.
Lunedì nel Duomo di Gioia Tauro, verrà celebrata, dal parroco don Antonio Scordo, una messa per tutte le vittime dell’immane tragedia del 5 febbraio del 1783.