Mancata bonifica della Legnochimica a Rende: intervengono i “grillini” Per la procura di Cosenza il risanamento dell’area doveva partire già nel 2011
La Legnochimica ha operato sul territorio del Comune di Rende dal 1969, in un’area sita in località Cancello Magdaloni ed estesa su 7 ettari, ed era specializzata nella lavorazione del legno per l’estrazione del tannino (per uso conciario) e per la produzione di pannelli in fibra di legno.
Il processo di lavorazione per l’estrazione del tannino produceva, oltre che al tannino, residui di fibre di legno che, al termine delle fasi di lavorazione, venivano accumulati nel piazzale di pertinenza dei capannoni di proprietà della Legnochimica, siti in C.da Lecco.
L’intero processo era sostenuto dall’impiego di una matrice acquosa per la cottura delle fibre di legno, che al termine delle fasi di lavorazione in cui il ciclo di produzione si articolava, veniva scaricata in bacini artificiali per la decantazione delle fibre di legno vergine per poi essere riciclata in testa alla linea. I residui di lavorazione (black liquor) venivano quindi sversati all’interno di questi mega-bacini, privi delle più elementari norme di isolamento, tanto da provocare, come accertato, l’inquinamento delle Falde acquifere.
Il ciclo di produzione dei pannelli in fibra di legno ad umido, consisteva nella cottura a vapore del castagno detannizzato e del legno bianco per ottenere una massa fibrosa che, sottoposta a pressatura e contestuale cottura, veniva trasformata in pannelli. Anche questo processo era assistito da acqua che, oltre ad essere veicolo delle fibre legnose, era necessaria per la cottura delle stesse : acqua che veniva eliminata durante la fase di pressatura delle fibre e successivamente convogliata nei laghi artificiali.
Negli anni 1980 — 1987 l’azienda comincia a mostrare i primi segnali di crisi. Periodicamente vengono arrestate alcune lavorazioni e l’azienda comincia a far ricorso alla Cassa integrazione. Nell’anno 1992 viene dismessa la produzione della prima linea relativa alla produzione di pannelli legnosi.
Nell’anno 2000 viene realizzata dall’azienda una centrale a biomasse, grazie alla concessione di un contributo pubblico di 40 miliardi di lire (pari a circa 20 milioni di euro odierni), che prevedeva l’utilizzo degli scarti legnosi, senza provvedere ad alcun tipo di bonifica – ai sensi della legge 471/99 – per la rimanente parte del mega-bacino e successivamente, sul predetto sito, è stato realizzato un opificio commerciale per la vendita di autovetture (Ex Automeccanica Cosentina, poi acquistato dalla Peugeot-BMW).
Nell’anno 2001 viene venduta la centrale a biomasse alla società ECOSESTO del gruppo FALK. Nell’anno 2002 parte degli impianti vengono venduti alla Ledorex Sud srl che ne varia l’originaria attività produttiva e parte del terreno viene ceduto alla CalabriaMaceri (gruppo Pellegrino) di Rende, dove si realizza un impianto di selezione rifiuti. Le predette operazioni di cessione dell’area portano nelle casse della Legnochimica 38 milioni di euro.
Nell’anno 2003 cessano tutte le attività della Legnochimica e, nell’anno 2006, con verbale del 5 aprile, l’assemblea dei soci decide di porre la società in liquidazione.
Considerato che :
In luglio 2011, l’area ex Legnochimica veniva posta sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica di Cosenza, che, incaricando il prof. Crisci (attuale Rettore dell’Universita’ della Calabria) di redigere apposita consulenza tecnica, avviava un autonomo procedimento di verifica dello stato di inquinamento dell’area. La medesima Procura imponeva la data del 30/11/2011 come termine per effettuare una bonifica urgente dell’area.
In data 04/11/2011, il Prefetto acquisiva la relazione di perizia del Prof. Crisci, e rinnovava la richiesta di convocazione dei soggetti interessati al fine di definire modalità e tempi di attuazione delle opere di bonifica. Nella relazione il prof. Gino Crisci evidenzia che ”la falda acquifera sotto ed in prossimità dei bacini artificiali, risulta gravemente contaminata, anche in profondità e che detta contaminazione si è estesa ai pozzi esistenti in zona”. Si metteva in evidenza l’inquinamento da metalli pesanti (alluminio, ferro, manganese, arsenico, berillo, cromo, nickel, mercurio), benzene e tricloroetilene, con concentrazioni estremamente alte (in alcuni casi fino a centomila volte superiore al valore consentito per legge), sostanze classificate dalla IARC (International Agency Research of Cancer) al livello l, come rischio oncogeno documentato.
Del sito, in base ad ulteriori rilievi effettuati dall’Arpacal sulle acque sotterrane dei bacini artificiali, risulta confermata la contaminazione da sostanze cancerogene (diclorometano, tricloroetano, bromoclorometano, dibromoclorometano) in concentrazioni significative. In alcuni campioni di rifiuti prelevati nei laghi di accumulo, alla profondità di 1 metro, è stata accertata la presenza di altre sostanze cancerogene di categoria 1 e 2, come il Toluene ed il P-Isopropiltoluene.
Si chiede di conoscere
Se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa ;
Se, per quanto di competenza , i ministri in indirizzo abbiano posto in essere iniziative volte a verificare se i livelli di inquinamento in quelle aree , abbiano raggiunto livelli di guardia che giustifichino interventi di natura straordinaria da parte dei medesimi dicasteri cui e’ rivolto il presente atto.